Escluse le associazioni ambientaliste dalla gestione dell’acqua a Napoli – L’intervista a Domenico Aiello

Acqua Bene Comune Napoli è l’azienda pubblica responsabile della gestione dell’acqua nella città di Napoli. ABC Napoli è l’unica azienda di gestione dell’acqua che ha rispettato la volontà del popolo italiano espressa nel referendum di giugno 2011, in cui oltre 27 milioni di persone votarono per riconoscere l’acqua come bene comune, sottrarla alle leggi di mercato e promuovere una gestione pubblica e partecipata dalle comunità territoriali.

Il 5 giugno 2024, la giunta del sindaco Gaetano Manfredi ha approvato il nuovo statuto di ABC Napoli, eliminando il bilancio ecologico e partecipato e la presenza dei due componenti delle associazioni ambientaliste nel consiglio di amministrazione.

Durante l’ultima seduta del triennio di mandato del Cda, l’Avv. Domenico Aiello, vicepresidente di ABC e Responsabile tutela giuridica della Natura WWF Italia, ha abbandonato l’assemblea in segno di protesta nei confronti della decisione della giunta Manfredi.

In occasione delle modifiche che hanno interessato lo statuto, abbiamo intervistato l’Avv. Aiello:

1. Cos’è il bilancio ecologico e partecipato, e quali sono le implicazioni della sua eliminazione dallo statuto societario di ABC Napoli?

“Il bilancio ecologico o ambientale è uno strumento molto importante per valutare, in maniera oggettiva e analitica, la performance di un’impresa in termini di impegno sui temi dell’ambiente e della sostenibilità, lo è ancor di più per un’azienda come ABC Napoli che opera gestendo direttamente una delle risorse ambientali più importanti, l’acqua, a partire dalla sua captazione, passando per la distribuzione e sino alla sua destinazione finale nel mare. 

Appena il Cda di cui ho fatto parte si è insediato, ci siamo trovati di fronte ad una situazione a dir poco critica, se si considera che non solo il bilancio ecologico non era mai stato approvato ma addirittura mancava l’approvazione di due bilanci veri e propri, con tutto quello che ne deriva in termini di impossibilità di fare investimenti e di programmare il futuro dell’azienda

Nel corso degli anni abbiamo dunque dovuto lavorare in emergenza ricostruendo, passo dopo passo, le varie funzioni vitali di ABC, dal bilancio alla governance. Questo ci ha consentito, nell’ultima parte del mandato, di occuparci della pianificazione e quindi del piano delle assunzioni e dell’ottenimento dei finanziamenti per le opere strutturali di cui la rete idrica e fognaria di Napoli hanno fondamentale bisogno. 

In quest’ambito è anche stato predisposto il bilancio ecologico che ho personalmente visionato e che però rischia di rimanere nei cassetti o peggio di finire nel cestino prima ancora di vedere ufficialmente la luce.”

2. Qual è stato il ruolo delle associazioni ambientaliste all’interno del Cda di ABC Napoli e quali sono le implicazioni della loro esclusione?

“Il fatto che in seno all’organo di vertice di un’azienda come ABC siedano due rappresentanti delle associazioni di protezione ambientale non è solo un fatto simbolico ma rappresenta un elemento che fa di ABC e di Napoli uno dei più importanti esempi di cittadinanza attiva che ci siano in Italia. 

Durante questi anni ho avuto la possibilità di constatare personalmente come la nostra presenza e le competenze di cui siamo portatori, abbiano consentito non solo di esercitare un’azione di controllo, ma di fare in modo che l’organo amministrativo assumesse le proprie decisioni guardando le cose da una prospettiva più ampia, ponendosi problemi ulteriori rispetto a quelli puramente economici. Penso, ad esempio, al lavoro che ho portato avanti per promuovere una gestione degli appalti pubblici che tenga conto dei cosiddetti CAM (criteri ambientali minimi) che devono integrare gli ordinari criteri di valutazione delle offerte di particolari beni e servizi. 

Il fatto che nel corso di questi anni l’azienda sia tornata ad essere sana, competitiva e capace di guardare al futuro è la prova che questo schema, se gestito con serietà, onestà e professionalità, sia efficace e vincente. L’esclusione di questo mondo, di questi valori e di queste competenze comporterà una perdita non tanto per le associazioni direttamente rappresentate, quanto per la società civile, per la collettività, dei cui interessi le stesse sono portatrici. 

Il vero problema è proprio questo: i rappresentanti delle associazioni rispondono alla collettività perché ne sono diretta espressione e non ai gruppi politici che si alternano al vertice delle istituzioni e che li vedono come corpi estranei e scomodi il cui ruolo dev’essere limitato.”

3. In quali modi è possibile, per le istituzioni, una gestione dell’acqua più etica e sostenibile?

“Innanzitutto riconoscendo la vera natura dell’acqua che, come l’aria non può e non deve essere gestita secondo logiche utilitaristiche. La vera innovazione di Napoli è stata proprio questa: avere il coraggio di raccogliere la sfida dell’acqua pubblica

Gestire un bene comune riconoscendone la sua reale natura consente di rifuggire da logiche legate al profitto ad ogni costo. Lo statuto di ABC sancisce che l’azienda non ha finalità di lucro e ispira il proprio operato a criteri di economicità, ecologia, efficienza e solidarietà sociale. Una gestione etica e sostenibile dell’acqua non può prescindere da una concretizzazione di questi obiettivi e di questi criteri.”