L’orsa Kj1 è stata uccisa!

Il 30 luglio 2024 è stata abbattuta Kj1, una femmina di orso bruno che aveva con sé tre cuccioli, dopo aver aggredito un escursionista francese il 16 luglio.

Anche se l’evento ha interessato la regione del Trentino – Alto Adige, WWF Napoli ritiene importante esprimere la propria opinione poiché la conservazione dell’orso bruno è una questione che trascende i confini regionali. La gestione degli orsi ha implicazioni ecologiche e sociali di vasta portata e richiede un approccio coordinato e condiviso tra tutte le regioni italiane.

L’abbattimento dell’orsa, autorizzato dal sindaco di Trento, Maurizio Fugatti, e realizzato dal corpo forestale, è avvenuto tramite geolocalizzazione grazie al radiocollare dell’orso. Questo evento ha riacceso il dibattito sulla gestione e conservazione dell’orso bruno nella regione del Trentino Alto Adige.

L’esemplare è stato considerato altamente pericoloso secondo la scala del Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’Orso bruno sulle Alpi centro-orientali (PACOBACE) e anche dall’ISPRA, il cui responsabile della fauna, Piero Genovesi afferma: «Il Piano d’azione prevede sempre per i comportamenti potenzialmente pericolosi come quelli di KJ1 tre possibili opzioni: il monitoraggio rafforzato, quindi catturare, mettere un radiocollare e spostare l’animale, la cattura per la captivazione permanente oppure l’abbattimento. Quale di queste tre opzioni si decide di applicare è una decisione più politica e quindi è l’amministrazione che decide. Noi verifichiamo solo la congruenza con la tabella Pacobace» (https://ilmanifesto.it).

Life Ursus: il progetto di reintroduzione

Il progetto Life Ursus è stato implementato per prevenire l’estinzione dell’orso bruno nelle Alpi italiane. Nel 1989, la popolazione era ridotta a soli tre esemplari maschi. Pertanto, sono stati reintrodotti dieci orsi dalla Slovenia, i quali si sono adattati bene al nuovo ambiente, aumentando progressivamente la loro numerosità. L’obiettivo del progetto Life Ursus è di consentire nell’arco di qualche decina di anni la costituzione di una popolazione vitale di almeno 40-60 orsi adulti, la cui presenza interesserà molto probabilmente anche le province limitrofe (https://grandicarnivori.provincia.tn.it/L-orso/Storia-sull-arco-alpino/Il-Progetto-di-reintroduzione-Life-Ursus).

L’Importanza ecologica dell’Orso

L’orso bruno svolge un ruolo ecologico cruciale. Essendo un grande carnivoro onnivoro che si nutre solo per il 15-20% di carne e per il resto di vegetali, ha una grande capacità adattativa. In Trentino, occupa il vertice della catena alimentare in un ambiente ideale con pochi lupi.

Conservare l’orso è fondamentale per il suo contributo all’ecosistema. La sua attività di scavo e la deposizione di escrementi e resti alimentari fertilizzano i suoli, favorendo la produttività delle piante e arricchendo le acque. Inoltre, essendo un top predator, la sua rimozione potrebbe causare un aumento dei mesopredatori – predatori che occupano un livello intermedio all’interno della catena alimentare – con conseguente pressione predatoria sulle prede più piccole e potenziali grandi estinzioni.

Elementi di un buon piano di conservazione

Un efficace piano di conservazione dell’orso deve includere:

– Gestione dell’habitat: garantire spazi sufficientemente grandi e indisturbati per gli orsi.

– Corridoi ecologici: permettere il passaggio degli orsi tra diversi territori per rafforzare e ampliare il patrimonio genetico.

– Consenso dell’opinione pubblica: implementare programmi di sensibilizzazione per ottenere il supporto della comunità.

– Monitoraggio continuo: effettuare azioni di monitoraggio per valutare la salute e la sicurezza della popolazione di orsi.

Conclusione

L’ abbattimento non è assolutamente l’unica scelta da prendere in considerazione. Questa scelta si è rivelata in realtà l’opzione più semplice ed economica, resa tale ancora di più a causa dell’utilizzo del radiocollare, uno strumento pensato per il monitoraggio e la salvaguardia, e questa volta utilizzato come mezzo per uccidere. Il ricorso a tale misura è il risultato di una mancata gestione del piano di reintroduzione del 1989. Questo ennesimo episodio di negligenza umana dovrebbe farci riflettere sul fatto che le nostre mancanze hanno conseguenze a catena sul destino del nostro pianeta e quindi anche su di noi. Dobbiamo ricordare che, a differenza degli animali, non abbiamo un ruolo ecosistemico vitale; è solo grazie a loro che continuiamo a sopravvivere.

La Terra, gli animali e le piante possono vivere senza di noi, ma noi non possiamo vivere senza di loro.

Articolo a cura di Ilaria Migliaresi.