La protesta di associazioni e cittadini ai nuovi scarichi nella Gaiola – L’intervista a Francesco Marino

Il nuovo Piano di Riqualificazione Ambientale e Rigenerazione Urbana (PRARU) del SIN Bagnoli-Coroglio potrebbe compromettere i fondali e il litorale dell’area tra Posillipo e Coroglio. Il progetto prevede la costruzione di uno scolmatoio fognario che convoglierebbe le acque reflue nella Zona Speciale di Conservazione dei Fondali Marini di Gaiola e Nisida.

In questa zona, affluirebbero gli scarichi di piena di tutto il bacino idrografico occidentale di Napoli, una zona densamente popolata con circa 210.000 abitanti.

La ZSC Gaiola-Nisida è un’area incredibilmente affascinante che ospita una straordinaria biodiversità e un’ampia varietà di reperti archeologici. Gli scarichi previsti dal Piano di Riqualificazione Ambientale rischiano di distruggere questi ecosistemi fragili e preziosi: le acque reflue potrebbero compromettere la qualità dell’acqua, danneggiando habitat cruciali come i banchi di Coralligeno e la Posidonia Oceanica, e causare danni al patrimonio culturale sommerso.

Non si è fatta attendere la protesta di cittadini e associazioni che desiderano tutelare questo luogo incantevole. Il Coordinamento Tutela Mare “Chi Tene o’ Mare”, che riunisce 16 associazioni ambientaliste tra cui Fondazione Marevivo ETS e WWF Napoli, insieme a numerosi altri enti e cittadini, ha espresso al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica il proprio parere contrario al progetto di riconfigurazione della rete fognaria occidentale di Napoli.

In occasione di questa mobilitazione, abbiamo intervistato Francesco Marino, Presidente di WWF Napoli:

Perché è nata la mobilitazione contro il progetto di riconfigurazione della rete fognaria del SIN Bagnoli-Coroglio?

Il progetto contenuto nel Piano di Riqualificazione Ambientale e Rigenerazione Urbana del SIN Bagnoli-Coroglio non solo non elimina l’indecente scarico di troppopieno già esistente, come più volte chiesto, ma prevede il raddoppio della portata del Collettore fognario Arena S. Antonio, con la conseguente realizzazione di un secondo enorme scolmatoio fognario sulla spiaggia di Coroglio, all’interno della Zona Speciale di Conservazione “Fondali marini di Gaiola e Nisida”, e l’incremento degli scarichi sui fondali marini.

Questo specchio di mare tra la Gaiola e l’isola di Nisida è realmente il polmone biologico del mare di Napoli, l’ultimo piccolissimo paradiso naturale della costa cittadina scampato alle molte scelte scellerate dei decenni passati.

Quali sono le principali criticità del nuovo Programma di Risanamento Ambientale?

A monte di tali scelte di progettazione è mancata un’adeguata documentazione sulle comunità biologiche presenti che saranno oggetto dell’impatto di tali scelte progettuali.

È evidente che si è scelto di sacrificare proprio il tratto di costa più importante dell’intero settore costiero napoletano-flegreo, mentre il PRARU (Programma di Risanamento Ambientale e di Rigenerazione Urbana) avrebbe potuto rappresentare finalmente la svolta attesa da anni per affrontare e risolvere in maniera strutturale e definitiva una problematica atavica che si trascina da tanti, troppi anni.

Cosa rischia la ZSC Gaiola – Nisida e cosa WWF Napoli si auspica per il futuro tutela della biodiversità marina?

Nell’area interessata dagli scarichi sono presenti ben 15 tipologie di biocenosi differenti, tra cui spicca la biocenosi del Coralligeno presente con rilevanti estensioni sul banco di Nisida, il banco della Cavallara e la secca della Badessa, immediatamente prospicienti e attigui agli scarichi in progetto. Il Coralligeno rappresenta uno dei maggiori “hot spot” di biodiversità Mediterranea, assieme alle praterie di Posidonia oceanica, ospitando più specie di qualsiasi altra comunità Mediterranea. Per tale motivo è tutelata dalla Convenzione di Barcellona e rientra nell’Habitat 1170 tutelato dalla Direttiva Habitat (Dir. 92/43/CEE).

Purtroppo le misure di gestione finalizzate a proteggere la biodiversità sono spesso inadeguate e, quando effettive, sono limitate a pochissime aree.

Per i leader mediterranei la protezione della biodiversità deve diventare una delle massime priorità politiche, devono cioè, impegnarsi a proteggere efficacemente almeno il 30% del Mediterraneo entro il 2030.

In che modo i cittadini possono contribuire alla protezione della ZSC Gaiola-Nisida?

Il mare è un bene prezioso, uno scrigno di biodiversità dal valore inestimabile: imparare a conoscerlo è l’unica arma per difenderlo. 

Il cambiamento climatico e l’acidificazione degli oceani amplificano l’impatto di altre minacce riconducibili all’attività umana, come la pesca eccessiva e la distruzione degli habitat marini. Ciò potrebbe segnare la fine di almeno il 25 % della biodiversità nel mare, ma anche la perdita delle possibilità di pesca e conseguenze significative su molti settori produttivi, come il turismo.